Risorgere ogni giorno di Don Tiziano Vimercati – Parroco

Don Tiziano Vimercati – Parroco

Due anni fa moriva Don Sandro Artioli, prete operaio, prete che scelse di stare sempre con gli ultimi, nella stiva dell’umanità, anche se pagò un prezzo molto alto. Ho già parlato di lui. La sua figura così singolare, la sua umiltà, la fedeltà di stare sempre e comunque con gli ultimi e l’essere

rimasto prete fino alla fine, mi stanno aiutando a essere a mia volta un buon cristiano e un buon prete.        
Il suo ricordo non mi abbandona (e mi dispiace non averlo conosciuto quando era in vita). Penso però che il suo esempio possa aiutare anche il cammino di ogni cristiano, il quale ha come vocazione quella di seguire le orme di Gesù, di vivere come è vissuto lui, compiendo le stesse scelte.

Il vangelo di oggi è il brano della risurrezione di Lazzaro: lo stile di vita scelto da don Sandro assomiglia allo stile di Gesù, come appare nel brano di vangelo. Gesù entrò nella vita degli uomini, si fece come noi, ebbe un amore di predilezione per i poveri.

Nella lettera ai filippesi leggiamo: ” Abbiate in voi gli stessi sentimenti

Vincent Van Gogh

che furono in Cristo Gesù,… (il quale) spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini.”

Scriveva Don Sandro:Mi sono presentato (alla Breda) dicendo che ho svolto la scuola solo fino alla terza media. Per nascondere sia il mio fare il prete sia il mio livello di alta cultura: per poter essere assunto nella bassa condizione operaia.” Non ha voluto semplicemente aiutare i poveri, gli ultimi, i massacrati come li definiva lui; si è fatto povero, ultimo e massacrato. Essere prete significava essere uomo di Dio, ma uomo come quelli con cui viveva, nella condivisione della stessa umanità. Potremmo imparare a entrare nei panni dei poveri, e non, in modo qualche volta superbo, pensare di aiutarli, come se fossimo dei salvatori.

Gesù si commosse profondamente, si turbò, e scoppiò in pianto di fronte alla tomba dell’amico Lazzaro. Chissà quante volte don Sandro si sentì impotente di fronte al dolore dei suoi compagni di lavoro, alle loro tragedie, ai loro lutti; quante lacrime quando scopriva che qualche compagno si era

ammalato a causa dell’amianto respirato in fabbrica, come del resto è successo anche a lui. Impariamo a turbarci, a commuoverci, e a piangere anche, di fronte alle tragedie dei fratelli, non voltiamoci dall’altra parte, non diventiamo insensibili, non abituiamoci mai al male, anche se colpisce un fratello che non conosco ma so che esiste, e ogni giorno, se non sono distratto, ne vedo il volto.

Gesù, nel deserto, ha subìto la tentazione: non preoccuparti della Parola di Dio, non rischiare la vita, puoi avere tutto ai tuoi piedi se rinunci alla tua missione. Così lo tentava il demonio. Ma l’amore verso Dio e verso gli uomini era più forte di ogni altra cosa. Gesù, anche se a caro prezzo, è rimasto fedele e coerente.

A Don Sandro hanno proposto più volte una promozione nel lavoro: ” l’Azienda mi ha più volte proposto di avanzare in forme di lavoro più raffinate: ma io mi sono sempre rifiutato perché volevo condividere sempre la condizione degli operai più pesantemente massacrati.” Coerente, sempre. Anche per lui l’amore e il desiderio di condivisione erano più forti di ogni altra considerazione. Impariamo a non svendere le cose belle che pure abbiamo e i sogni giovanili di solito generosi e fantasiosi, in cambio di qualche vantaggio di poco conto, in scelte che hanno solo il sapore dell’egoismo ma che manifestano una grande incoerenza e infedeltà.

Gesù sapeva tessere rapporti di profonda amicizia.

A casa di Lazzaro e delle sorelle Marta e Maria si trovava bene, si ritemprava, era il luogo del riposo,
dell’intimità, della confidenza.

J. Vermeer: Cristo nella casa di Marta e Maria

Ecco cosa scrisse Don Sandro:Affittai un piccolo locale vicino alla fabbrica per riunire molti lavoratori a discutere e decidere….   In quella stanzetta alla domenica dico messa con alcuni amici”. Si circondò di amici, erano la sua famiglia, il suo sostegno, la sua vita.

Impariamo a coltivare l’amicizia: è uno dei regali più belli che possiamo ricevere e donare a nostra volta. Evitiamo di rammaricarci perché non siamo stati capaci di amare un amico come avrebbe meritato, o perché non abbiamo compreso quanto ci amava.

Don Sandro non ha risuscitato nessuno, non c’è stato un Lazzaro per lui: eppure è stato un segno visibile di amore, quanta vita ha saputo donare.
In qualche cuore spento ha ridato speranza, ha fatto riscoprire che vale la pena vivere, che c’è sempre il modo di fare cose grandi.

E’ come risorgere, è la Pasqua che noi possiamo realizzare ogni giorno.  

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All’angolo della strada c’è qualcuno, o Signore
che aspetta te che sei la vita.
Intorno alla tavola della famiglia c’è qualcuno
che aspetta te che sei l’amore.
Sul banco della scuola c’è qualcuno
che aspetta te che sei la verità.
Nella fabbrica c’è qualcuno
che aspetta te che sei la giustizia.
Nell’ufficio c’è qualcuno
che aspetta te che sei la porta.
Nelle miniere c’è qualcuno
che aspetta te che sei la luce.
Ma tu o Signore
puoi essere ovunque presente attraverso me.
Conducimi su tutte le strade dell’uomo
a seminare il tuo messaggio.
Fammi capire che devo essere presente,
non soltanto per vivere accanto ai poveri
quanto per essere povero,
non soltanto per evangelizzare
quanto per essere evangelizato
perché sei tu che attraverso me,
devi andare avanti
e io devo restare nell’ombra.
Amen.  ( A. Dini )

COMUNITA´ PASTORALE
S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
Parrocchie:
Cuore Immacolato di Maria – Madonna di Lourdes
S. Maria Assunta – Sacro Cuore di Gesù
SS. Pietro e Paolo – S. Giuseppe Artigiano
LISSONE

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