18 maggio: memoria delle Sante B. Capitanio e V. Gerosa.

Le suore di Maria Bambina sono da oltre un secolo – 117 anni – un’istituzione importante per la Comunità di Lissone. Lo sono state fin dagli albori, quando la loro presenza aveva sopperito alle varie lacune, offrendo possibilità ai bambini di essere accolti e assistiti mentre le mamme svolgevano soprattutto lavori nei campi, poi l’aiuto dato alle ragazze per imparare il cucito, l’aiuto in Parrocchia, in oratorio e tante altre forme di aiuti silenziosi atti a contribuire il superamento delle difficoltà di singoli o famiglie e la testimonianza di vita cristiana.

UN PO’ DI STORIA DELLA CONGREGAZIONE

Le Suore della Carità delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, meglio conosciute poi come SUORE DI MARIA BAMBINA, sono un istituto femminile di diritto pontificio.

La congregazione venne fondata da Bartolomea Capitanio (1807-1833) e dalla sua collaboratrice Vincenza Gerosa (1784-1847) che, sotto la guida del sacerdote Angelo Bosio, il 21 novembre 1832 lasciarono le loro case e si ritirarono in un’umile abitazione, “ il conventino” presso l’ospedale di Lovere, dove iniziarono a dedicarsi all’assistenza degli ammalati, nell’aiuto alla parrocchia, nella scuola, nell’ospedale, all’educazione delle fanciulle ed in ogni realtà dove vi fossero povertà da soccorrere che non mancavano mai in quei primi decenni dell’ottocento.

Bartolomea Capitanio morì, purtroppo, dopo pochi mesi dalla fondazione.

La fraternità sorta secondo lo spirito di San Vincenzo de’ Paoli, adottò la costituzione delle Suore della Carità, già approvate da Papa Pio VI il 21 luglio 1819. E il 15 giugno 1840, con il breve “MULTER INTER PIA” il Papa Gregorio XVI, esonerò le suore di Lovere dalla dipendenza della Congregazione della Thouret, autorizzando il sodalizio guidato dalla Gerosa a costituirsi in Istituto autonomo.

Il 14 settembre 1841 Carlo Domenico Ferrari, Vescovo di Brescia, accolse la professione dei voti dalle prime nove postulanti, dando così inizio alla congregazione.

Nel 1894 le religiose aggiunsero il nome di Suore di Maria Bambina, per la statua riproducente Maria in fasce, conservata nella casa madre ed in omaggio al mistero della natività della Vergine. Adottarono così l’attuale nome definitivamente dopo la canonizzazione delle due fondatrici, celebrata da Papa Pio XII, il 16 maggio 1950, anno giubilare.

Intanto l’istituto crebbe nel numero e insieme ai numeri crebbe anche la passione per la carità che spinse le suore ad andare fin da subito ben oltre le cerchia bergamasche, sempre accanto ai bambini più poveri, agli orfani, alle ragazze lasciate in balia di se stesse ed esposte a pericoli in seguito alle epidemie di colera e alle guerre che segnarono la fine dell’ottocento. Accorsero accanto ai malati negli ospedali in genere da riorganizzare. Tra la fine dell’ottocento e la prima guerra mondiale, sorgendo il bisogno di istruzione nelle scuole, nei collegi e nelle opere di educazione giovanile, divennero sostegno e partecipi, così come al sostegno alle operaie nei conflitti che si stavano creando.

Durante le due guerre mondiali scrissero pagine di sacrifici generosi, seguendo la gente nei campi dei profughi, assistendo i feriti e convertendo i collegi in ospedali militari. Il bisogno le chiamò anche nei sanatori, nei preventori, negli istituti psichiatrici, nelle colonie. Inoltre da sempre furono disponibili per la catechesi e l’animazione degli oratori.

Le suore di Maria Bambina hanno quindi come fine l’esercizio delle opere di misericordia, particolarmente l’istruzione e la cura della gioventù e l’opera di assistenza negli ospedali e nelle case di riposo, nell’istruzione, con un attivo inserimento nella vita della Chiesa lissonese: l’istituzione è tutta fondata sulla carità ed opera anche in terra di missione. Oggi, seppure in alcuni Paesi, contratte per il calo di vocazioni, sono presenti in Europa (Italia, Regno Unito,Romania, Spagna), nelle Americhe ( Argentina, Basile, Perù, Stati Uniti, Uraguay), in Africa (Egitto, Zambia, Zimbawe) e in Asia.
La casa generalizia è a Milano in via Santa Sofia.

GLI AUGURI.

Sono numerose e non è possibile ricordarne i nomi una per una. Vorremmo ricordarne alcune di nostra memoria, ma forse ne dimenticheremo moltissime, per cui alle suore passate e attuali va il ringraziamento della Comunità Pastorale S. Teresa Benedetta della Croce per il bene ricevuto con l’augurio di poterle avere con noi ancora per lungo tempo.

Care suore, ancora oggi, le sfide del nostro tempo che sta vivendo moltissimi problemi di cambiamenti e che nasconde dentro le sue stesse contraddizioni un bisogno forte di spiritualità, vi fa vivere il vostro carisma coltivando in particolare il dialogo della carità nelle relazioni con le persone che incontrate e di servizio nelle opere di misericordia proprie del vostro progetto apostolico e delle vostre costituzioni.
Così continuate ad intessere il dialogo della carità nel servizio che offrite alla Chiesa e alla nostra comunità lissonese.

Un ultimo augurio vogliamo farvi, care Suore, estrapolandolo in parte da quella formula per il voto di Carità scritto da Bartolomea CAPITANIO: “IO SONO STRUMENTO POVERO, CHE PERO’ NELLE MANI ONNIPOTENTI DI DIO PUO’ FARE LE COSE PIU’ GRANDI”.

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