È il momento di vivere di Don Tiziano Vimercati – Parroco

Don Tiziano Vimercati – Parroco

Raffaele CIOFFI: Alla luce della CROCE – Lissone

L’altro ieri un amico prete mi ha ricordato una bella frase di Gilbert Chesterton: Non nego che ci debbano essere preti per ricordare agli uomini che un giorno dovranno morire. Dico solamente che in certe epoche strane, come in quella che viviamo, è necessario avere un altro genere di preti, chiamati poeti, per ricordare agli uomini che ancora non sono morti.

Come posso definire questo momento storico?
E’ un’epoca strana quella che stiamo vivendo?
Se lo è, di che cosa abbiamo bisogno allora?

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Credo che l’uomo, in modo sofferto, alle volte inconsapevole e sempre con mille dubbi, sia alla ricerca di Dio e non desideri sentirsi solo nella splendida avventura della vita.
Ecco, l’uomo ha bisogno di Dio.
Ritengo che il prete debba essere un uomo di Dio eche di lui, chi lo osserva, debba poter dire: è un uomo di Dio.
Il prete, un uomo che ha dedicato la sua vita a Dio, non può che vivere di Dio, annunciarlo e testimoniarlo; e l’uomo, in lui, deve pur trovare almeno un raggio della bellezza divina.

Non intendo la frase di Chesterton, i preti ricordano agli uomini che un giorno dovranno morire, come un rammentare la triste sorte che ci aspetta, quasi per mettere paura, o per spingere gli uomini ad avere comportamenti corretti, moralmente ineccepibili.

I preti devono ricordare a tutti che ci attende la morte perché è il momento dell’incontro con Dio, perché il nostro morire, come è stato quello di Gesù, è un entrare a vivere nella vita di Dio, partecipi dell’amore che è Dio stesso.

Oggi celebriamo la festa della Trinità, che è amore infinito: questa è la realtà del nostro Dio, questo è ciò che dobbiamo annunciare ogni giorno.

Se il prete parla di morte è per ricordare a tutti la verità della vita, e che la meta a cui tendiamo è la vita divina, entrare anche noi in quella meravigliosa realtà che è la Trinità. 
Cominciando già da adesso, però.
La comunione con Dio non è solo la realtà del futuro, il cristiano non vive solo nell’attesa di ciò che sarà.
Già da ora è possibile vivere l’amore di Dio.
In modo imperfetto, qualche volta solo come struggente desiderio, altre volte in forme sincere ma incompiute, ma pur sempre amore di Dio incarnato nella nostra vita.

Questo è il momento in cui essere poeti, il prete capace di cantare la bellezza della vita, che sa scorgere e indicare il bello anche dove non si vede facilmente, che sa danzare perché la vita è degna di essere vissuta, sempre, anche quando si fa pesante.
Allora anche la danza sarà un po’ triste, ma sempre danza, sempre voglia di vivere.

È un’epoca strana, questa, in cui è necessario essere poeti e ricordare agli uomini che non sono ancora morti? 
Sempre è bene ricordare di non morire prima del tempo.
Sempre dobbiamo ricordare che la vita va vissuta fino alla fine, che sempre ci può essere qualcosa che possiamo fare, o anche solo pensare, sorridere, dire grazie con gli occhi, stringere una mano.
Se arriva il momento in cui non ci sarà concesso più nulla, e tutto ci sarà tolto, anche in quel momento non saremo privi della dignità che ogni uomo conserva fino alla fine.
Anche se, purtroppo, potremo essere messi da parte e in qualche modo dimenticati.
Questo è il momento in cui essere poeti. Usciamo da un periodo dove è stato difficile vivere, semplicemente vivere.
Non si può riprendere come se non fosse successo niente. Siamo stati segnati in modo profondo, qualcosa in noi è cambiato. Si può cercare di cancellare il più presto possibile ciò che è accaduto.

Ci riuscirà chi ha vissuto con superficialità questo momento, chi, forse perché non è stato toccato personalmente, non si è lasciato interpellare da ciò che accadeva attorno a lui (ma perderà tante occasioni di bellezza che la vita ci offre).

 

È il momento di riappropriarci della bellezza della vita, ora che ne abbiamo sperimentata l’inevitabile fragilità ma anche le numerose scelte che la umiliano, i modi di vivere sbagliati e segnati dall’egoismo, quel sistema di vita segnato dall’ingiustizia che porta alla fame, alla guerra e alla schiavitù tante persone.

Ricominciare a vivere, dunque, ma su sentieri nuovi, più umani e dignitosi per tutti.
Ciò che abbiamo vissuto, e che in realtà non è ancora terminato, ci ha trasformati: ma, come avviene in tempo difficili, può portarci a pensare sempre di più solo a noi stessi, chiudendoci in un inaccessibile recinto; oppure risvegliare ciò che ci rende più uomini, quell’amore che Dio ha riversato nei nostri cuori perché diventi lo stile del nostro agire nei rapporti con ogni fratello e ogni sorella che incontriamo sul cammino. 

                               

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S. Teresa Benedetta della Croce

Chiamaci a lavorare Signore Gesù,
che hai chiamato chi hai voluto,
chiama molti di noi a lavorare per Te,
a lavorare con Te.
Tu, che hai illuminato con la tua parola
quelli che hai chiamati
e li hai sostenuti nelle difficoltà,
illuminaci con il dono della fede in te.
E se chiami qualcuno di noi,
per consacrarlo tutto a Te,
il tuo amore riscaldi questa vocazione
fin dal suo nascere e la faccia crescere e perseverare sino alla fine.
Amen.

(San GIOVANNI PAOLO II°)

COMUNITA´ PASTORALE
S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
Parrocchie:
Cuore Immacolato di Maria – Madonna di Lourdes
S. Maria Assunta – Sacro Cuore di Gesù
SS. Pietro e Paolo – S. Giuseppe Artigiano
LISSONE

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