Il pane, vita e gioia di Don Tiziano Vimercati – Parroco

Don Tiziano Vimercati – Parroco


L’uomo non vive soltanto di pane, ma l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Sono parole del libro del Deuteronomio che la liturgia della festa del Corpus Domini ci ha proposto come prima lettura. Gesù le ha riprese in un brano a noi più conosciuto: le tentazioni da Lui subìte nel deserto.
Non di solo pane vivrà l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Però il pane è importante. A nessuno dovrebbe mancare. Senza, non si può vivere.
Quando manca il pane, si perde ogni interesse perché si è assillati dalla ricerca. E’ un pensiero fisso che mi isola e può farmi vedere ciò che mi circonda con sospetto. Per un pezzo di pane si può anche perdere la dignità e commettere sciocchezze. Con tanta saggezza il libro dei Proverbi ci consegna queste parole: Signore, non darmi né povertà né ricchezza, ma fammi avere il mio pezzo di pane, perché, una volta sazio, io non ti rinneghi e dica: «Chi è il Signore?», oppure, ridotto all’indigenza, non rubi e abusi del nome del mio Dio.

1. Tutti devono avere un pezzo di pane.
2. La povertà non è desiderabile.
3. Anche la ricchezza non è desiderabile.
4. Non avere il pane, o averne troppo, segnano il nostro rapporto con Dio.

Se non ne ho, farò fatica a vedere in Lui il volto del Padre, e proverò risentimento. Se ne ho troppo, mi convincerò di non aver bisogno di niente e di nessuno, Chi è il Signore? e mi dimenticherò di Lui.
La mia vita sarà, più o meno consapevolmente, un rincorrere il benessere materiale, con una sete insaziabile. Per ritrovarsi magari alla fine della vita e avere la sensazione di aver faticato invano; con tanti soldi e tanti averi e chiedersi: e adesso?

Devo proprio lasciare tutto?
A chi poi?
Ai figli che alle volte non vanno d’accordo, e già litigano prima ancora che muoia?
Consiglio di rileggere la novella di Giovanni Verga, “La roba”.

Per il ricchissimo Mazzarò arriva il momento della morte: Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: Roba mia, vientene con me! 
Eppure ci può essere un momento, una particolare circostanza della vita, una disgrazia che ci capita, o il lungo e difficile periodo che stiamo attraversando per la pandemia, dove ci accorgiamo che non è solo il pane che ci tiene in vita.

In questi particolari momenti ci accorgiamo che c’è molto altro di importante, di cui, come per il pane, non possiamo fare a meno.
Abbiamo sofferto perché non potevano far visita ai parenti che abitano in un altro paese, per non essere andati a confortare gli anziani e gli ammalati negli ospedali e nelle Case di riposo; non abbiamo incontrato gli amici, che alle volte ci sono più cari di certi parenti; i bambini da un giorno all’altro chiusi in casa senza più rivedere i compagni di scuola; neanche la messa, momento d’incontro con Dio e con i fratelli.
Ci sono mancate le relazioni, perché la vita è fatta di relazioni, tra fratelli, parenti, amici, colleghi. E queste relazioni ci tengono in piedi. Ce lo ha ricordato anche il già citato vescovo di Pinerolo, Derio Oliverio: ormai in fin di vita, quando era certo di morire, si è sentito sorretto dalla fiducia in Dio e dalle relazioni umane.
Tutto questo rende la vita bella, degna di essere vissuta.

Salvador Dalì

C’è però anche una grazia immensa, un dono che riceviamo: è quella parola che esce dalla bocca di Dio, è quel pane disceso dal cielo che offre la vita eterna.
La Parola e il Pane disceso dal cielo non sono in contrapposizione ai beni materiali, anch’essi doni di Dio.
Ci indicano però la verità della nostra vita perché ci ricordano che tutto ciò che Dio ha creato è buono e concorre al bene, ma non può essere l’Assoluto, non ci possiamo attaccare il cuore.

L’eucaristia, il dono del Corpo e del Sangue di Gesù, ci incammina sul sentiero di una vita essenziale, vissuta nella gratitudine, nella gratuità, nella consapevolezza di poter realizzare tante cose splendide, ma nel segno dell’umiltà e del servizio, mai di un potere ostentato e gestito.  

  

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S. Teresa Benedetta della Croce

Il pane degli angeli
diventa pane degli uomini;

il pane del cielo dà fine a tutte le prefigurazioni: qual meraviglia!
Il servo povero e umile mangia il Signore.
Chiediamo a Te,
Dio uno e trino, di visitarci,
come noi Ti adoriamo.
Per le Tue vie portaci dove tendiamo,
alla luce in cui tu abiti.
Amen.
San Tommaso d’Aquino
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COMUNITA´ PASTORALE
S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
Parrocchie:
Cuore Immacolato di Maria – Madonna di Lourdes
S. Maria Assunta – Sacro Cuore di Gesù
SS. Pietro e Paolo – S. Giuseppe Artigiano
LISSONE

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