Tenerci per mano di Don Tiziano Vimercati – Parroco

Don Tiziano Vimercati – Parroco

                                                                                        

Lunedì sera, (29 giugno 2020 ndr) al cimitero, abbiamo ricordato i numerosi fratelli e sorelle che ci hanno lasciato nel periodo in cui non era permesso celebrare le esequie nelle chiese.
E’ vero che, come preti, abbiamo cercato di essere presenti il più possibile, anche con i parenti; al cimitero sono stati accolti tutti i defunti con la preghiera e la benedizione. Ma la situazione non ci permetteva molto. Soprattutto mancava la comunità con il calore, l’amicizia e il sostegno donato ai parenti. Mancava la preghiera della chiesa, che attraverso la Parola di Dio donava la speranza per la vita futura.

Eravamo in tanti lunedì sera, al cimitero. Con molta commozione.

Abbiamo celebrato la messa.
Ascoltato la toccante testimonianza di Massimo, che in questa pandemia ha perso il papà e nell’influenza di dieci anni fa la figlia Alessandra.
Abbiamo ascoltato i nomi di 114 defunti.
Il Sindaco ha rivolto un saluto.
Ai parenti l’Amministrazione ha offerto un fiore da deporre sulla tomba.  Quella sera ho avuto la sensazione che dal cielo i nostri defunti ci stessero guardando, unendosi a noi nella preghiera, donandoci un po’ di pace e di consolazione.
Quella sera ho percepito la presenza di tutta la comunità cittadina, unita nel dolore, nel ricordo, nella compassione. Il cristiano pregava, chi non crede esprimeva affetto e amicizia, e forse tutti, pur con le lacrime agli occhi, abbiamo trovato un po’ di pace e consolazione.

Riporto la riflessione che ho tenuto quella sera.

Ricordo che al card. Carlo Maria Martini, qualche anno prima di morire, gli fu rivolta da un confratello gesuita questa domanda: Cosa chiederebbe a Gesù se ne avesse la possibilità?
La risposta fu: Gli chiederei se mi ama: Gli chiederei se in punto di morte mi verrà a prendere. Di inviarmi angeli, santi o amici che mi tengano la mano e mi aiutino a superare la prova.

Tenere per mano una persona è uno splendido gesto.
Tenere per mano nel momento della morte è un gesto di pietà, di compassione, esprime l’amore che ci unisce, l’amore che tutti desideriamo, è forza per affrontare la paura. Sostiene chi, questo gesto, lo riceve, e anche chi lo compie.
Molti dei defunti che ricordiamo questa sera, questo gesto, non l’hanno ricevuto, nessun parente, nessun amico vicino. Forse, speriamo, l’hanno ricevuto da medici e infermieri misericordiosi, siano davvero benedetti.
Di sicuro un angelo li ha presi per mano e li ha accompagnati nell’incontro con il Dio della vita.    
Oggi vorremmo stringere la mano a ciascuno di loro, compiere quel gesto che non ci è stato possibile compiere.

Il nostro desiderio è sincero, eppure ci sentiamo inadeguati, persino incapaci a comprendere quale abisso di solitudine e di paura hanno sperimentato questi nostri fratelli e sorelle defunti.
Come inadeguato, anche se autentico, è oggi il gesto di prenderli per mano, sia pure idealmente.

Ci sentiamo impotenti: la lotta contro un nemico subdolo e invisibile mette in luce la fragilità e la debolezza dell’uomo, pur dentro alla bellezza della vita.  
Non siamo onnipotenti, non siamo indistruttibili, non siamo la misura di tutto. Occorre ricordarlo. Ci sentiamo dunque deboli e di conseguenza bisognosi, direi di tutti e di tutto. Nessuna fuga, dunque, nella ricerca della salvezza personale, che in realtà sarebbe meglio definire chiusura nell’egoismo, ma aprirsi alla condivisione, alla solidarietà, alla consapevolezza che è meglio camminare in compagnia, sostenendosi a vicenda. 

Ci sentiamo inadeguati anche a celebrare questa messa. Abbiamo sentito nelle letture parole di speranza, di vita, di luce, addirittura di un banchetto preparato per tutti i popoli, della morte che il Signore eliminerà per sempre, e di un gesto di tenerezza: il Signore asciuga le nostre lacrime. Troppi di noi, però, in questi momenti così difficili, hanno l’impressione di fare l’esperienza opposta: parole come speranza, vita, morte, luce, banchetto, sono solo parole e niente di più. 
La morte invece li ha toccati da vicino, una realtà entrata nella loro vita.

E le lacrime, quelle ci sono ancora, e rigano il volto.
Siamo inadeguati perché è troppo riuscire a vedere la luce in questo momento di oscurità.
E’ stata come una lunga notte questo periodo della pandemia.

Nella notte, quando non c’è luce, neanche quella delle stelle, si può perdere l’orientamento, non si vedono punti di riferimento, si può avere una paura.
Si fece buio su tutta la terra: il buio ha accompagnato la morte di Gesù, il buio che sembra vincere quando la vita se ne va. Però è nel buio, quando sembra tutto perduto, che Gesù, gridando forte, si affida al Padre.
Gesù ha compiuto la scelta: buio, silenzio, abbandono eppure, sia pur gridando, si mette nelle mani di Dio, si fida del Padre.
Il suo non è più un morire, ma consegnare lo spirito al Padre, Gesù spirò, è ritorno alle origini, è ricongiungersi al Dio della vita.

Questo noi stiamo celebrando: i nostri defunti, accompagnati e tenuti per mano dagli angeli, ora sono con il Signore, ci guardano con affetto, e ci dicono che se anche non c’eravamo sentivano il nostro amore, il nostro dolore, sentivano anche la stretta delle nostre mani, la carezza sul volto che non gli abbiamo dato.
Ora, dal cielo, sono loro che ci abbracciano, ci accarezzano e ci tengono per mano.


Non accettate nulla come verità
che sia privo di amore.
E non accettate nulla come

amore che sia privo di verità!
L’uno senza l’altra diventa

una menzogna distruttiva.
Edith Stein


COMUNITA´ PASTORALE
S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
Parrocchie:
Cuore Immacolato di Maria – Madonna di Lourdes
S. Maria Assunta – Sacro Cuore di Gesù
SS. Pietro e Paolo – S. Giuseppe Artigiano
LISSONE

 


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