La VOCE del PREVOSTO – Il volto della Comunità Cristiana

Don Tiziano Vimercati – Prevosto della Comunità

La Chiesa Prepositurale, come sappiamo, è dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo.
La festa liturgica sarà mercoledì prossimo ma, come da tradizione, si anticipa alla domenica precedente.
Come ogni celebrazione liturgica non intende essere solo una bella cerimonia, bensì qualcosa di vivo, che ci interpella, che ci stimola ad essere migliori.
La festa dei Santi Pietro e Paolo è l’occasione per interrogarci su che cos’è una comunità cristiana, quali devono essere le caratteristiche, quali sono le condizioni minime indispensabili che la rendono tale.
In una parola: qual è il volto genuino di una comunità cristiana?  

Il vangelo di oggi ci viene in aiuto. Siamo sul calvario e dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: “E’ compiuto!”.
E, chinato il capo, consegnò lo spirito. Nel vangelo di Giovanni è l’ultima parola pronunciata da Gesù.  
Ciò che ha compiuto è aver mostrato l’amore del Padre, l’aver vissuto in modo perfetto l’amore, fino a morirne, dall’uomo ha ricevuto l’aceto (simbolo di ciò che è andato a male) e gli ha restituito il suo spirito (principio del bene e della vita nuova).
Sulla croce Gesù ha compiuto ogni cosa, ai piedi della croce c’è ancora tutto da compiere.
C’era Maria, la madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleopa, Maria Maddalena e l’apostolo Giovanni: solo loro tra tutti quelli che lo avevano seguito, gli altri se ne stavano in disparte, pieni di paura. 
Gesù consegnando Giovanni a Maria dice che d’ora in poi la madre deve amarlo come è stato amato lui.
E consegnando Maria a Giovanni dice che d’ora in poi Giovanni deve amare Maria come l’ha amata lui. Ciò che Gesù ha compiuto sulla croce, la pienezza dell’amore, è ciò che ora Maria e Giovanni devono realizzare.
Quel piccolo gruppo di donne con la madre di Gesù e l’apostolo Giovanni sono l’inizio della chiesa, la comunità cristiana che nasce dalla croce di Gesù. Ecco una prima caratteristica della comunità cristiana: nasce dall’amore di Cristo in croce, un amore donato che chiede di essere incarnato oggi e ogni giorno fino al compimento finale. 
Se siamo chiesa è perché Gesù ci ha radunati: a lui dobbiamo sempre guardare.
Si è autentici quando si riconosce che a guidarci è Lui, quando si accetta la logica da cui siamo nati che è quella della croce, quando si perdono le pretese di fare della chiesa una comunità come le altre, con logiche umane, fossero pure di efficientismo e di “saper stare al passo con i tempi”.
Mai allontanarsi dal vangelo, costi quel che costi.
Ora comprendiamo meglio una seconda caratteristica: la vita della comunità cristiana non può che essere la stessa di quella di Gesù. Una vita coerente tra ciò che annunciava e ciò che viveva.
Anzi, il più delle volte l’annuncio era fatto più che dalle parole, da ciò che faceva, dalle scelte che compiva.
Gesù era chiaramente dalla parte dei poveri, degli ultimi, dei reietti della società: deve fare la stessa scelta anche la chiesa, non solo con i proclami o i documenti, ma con i fatti e con scelte chiare e concrete.
Gesù stava con i peccatori e per loro c’era sempre la disponibilità al perdono: nella chiesa, anche chi ha sbagliato, può e deve trovare misericordia e accoglienza.
Per essere migliori penso aiuti di più sentirsi amati e perdonati che non aver “pagato” un debito o aver subito una punizione.
Si può amare quando ci si sente amati, è difficile amare e diventare migliori per forza.
Ecco poi l’esigenza della coerenza per una comunità cristiana.
Mercoledì leggevo una lettera scritta da un lettore a un quotidiano nazionale in cui si esprimeva sconcerto per la testimonianza di alcuni cristiani.
Il lettore, riportando la propria esperienza, si chiedeva come è possibile che i cristiani visti poco prima in chiesa partecipare alla messa in modo molto devoto, appena usciti, con eccessivo entusiasmo, si sono messi a distribuire volantini contro la presenza dei rom, contro gli inquilini che occupano abusivamente le case comunali, contro i profughi che minano la sicurezza e … contro … contro…
Non entriamo ora nel merito di queste questioni, chiediamoci solo: è il vangelo che ci spinge ad essere contro qualcuno, o non dice forse di combattere il male ma salvando sempre l’uomo?
Ecco, questa incoerenza segna troppo la vita dei cristiani, e non parlo del peccato in cui tutti possiamo cadere.
Parlo di ciò che pensiamo, delle convinzioni più profonde, per intenderci quelle di cui neanche percepiamo di essere lontani dal vangelo e di cui ci vantiamo pure.
Così facendo perdiamo il tratto più bello del volto della comunità cristiana: il tratto profetico.
La chiesa è profetica quando non guarda a sé stessa ma al Signore Gesù.
Quando non cura il proprio interesse, e neanche si preoccupa troppo per la propria sopravvivenza, ma solo di come servire l’uomo di ogni tempo.
Quando con coraggio, ma anche con grande rispetto, sa aiutare a capire ciò che non favorisce il bene di ogni uomo.
Quando, sempre con grande rispetto, sa indicare strade nuove da percorrere, mète alte da raggiungere, “sogni” da realizzare.
Quando ci aiuta a scorgere atteggiamenti che possono portare all’intolleranza e al poco rispetto, fosse anche del più povero e umile di questo mondo.
Chiediamo al Signore che ci aiuti ad essere una comunità cristiana che sa mettersi al servizio di tutti, con umiltà: è questo il volto che dobbiamo mostrare.

 

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COMUNITA´ PASTORALE S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
Parrocchie:
Cuore Immacolato di Maria – Madonna di Lourdes 
S. Maria Assunta – Sacro Cuore di Gesù
SS. Pietro e Paolo – S. Giuseppe Artigiano
LISSONE

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