La VOCE del PARROCO – MAESTRO, che cosa dobbiamo fare?

Don Tiziano Vimercati – Parroco della Comunità

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Probabilmente quasi nessuno di noi sa dell’esistenza di un “Osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse”.
In questi giorni, nella sede della Caritas Ambrosiana, è stato presentato il XV rapporto sulla situazione sociale del nostro territorio.
Che non si discosta troppo dal resto dell’Italia.
Il dato evidente, che potrebbe anche sorprendere, ma solo chi non è attento a queste tematiche, è l’aumento delle povertà e quindi del numero dei poveri; e aumentano in numero considerevole anche i gravi emarginati, persone che, per vari motivi, sono finiti ai margini della società, con poche o addirittura nulle possibilità di riscattarsi.

Facciamo anche solo qualche cenno alle situazioni critiche, così come ci sono indicate dal Rapporto diocesano della Caritas.
1. Problema della casa: un numero sempre maggiore di giovani non riesce a sostenere i costi legati alla casa.
Famiglie che hanno stipulato un mutuo e non riescono più a pagare le rate. Famiglie che non hanno una casa o vivono in situazioni precarie.
2. Aumentano in modo costante gli italiani che si rivolgono ai Centri di Ascolto per chiedere un aiuto economico.
Non si tratta quindi, come troppo spesso si dice, di extracomunitari come unici frequentatori dei Centri d’Ascolto.
3. Nel 2015 si è registrato il picco più alto, negli ultimi dieci anni, di povertà assoluta.
Ben 4,5 milioni di persone non riescono ad accedere ai beni di prima necessità, cioè non hanno neanche l’indispensabile per vivere.
4.
Perdere il lavoro dopo i cinquant’anni, età evidentemente ritenuta troppo avanzata per trovare un altro lavoro, espone al grosso rischio di cadere nella povertà, e di rimanerci. 
Aggiungo un altro fattore che genera povertà, colpendo in modo particolare le persone che già sono povere e in difficoltà: il gioco d’azzardo, vergogna nazionale, alimentato dallo stesso Stato. Nonostante i numerosi campanelli d’allarme, forse non ci si è ancora resi conto degli alti costi sociali che questa piaga produce.
Ottantotto miliardi di euro è la cifra spesa dagli italiani nei giochi d’azzardo nel corso del 2015: sono sicuramente tanti, ma potrebbero essere poca cosa se confrontati con il dolore, l’umiliazione, il senso di fallimento, la vergogna e la disperazione che colpiscono le famiglie coinvolte.
Qui, qualcosa si può e si deve fare, anche se è già un po’ tardi.
Sono tutti problemi grossi, e le soluzioni non sono per niente facili.
E, d’altra parte, non possiamo far finta di niente.
Qualche domanda, come cristiani, ce la dobbiamo porre, naturalmente guardando alle parole del vangelo. Nel brano di oggi c’è una domanda rivolta più volte a Giovanni Battista, l’uomo del deserto.
“Che cosa dobbiamo fare?” chiedono le folle.
“Maestro, che cosa dobbiamo fare?” chiedono i pubblicani che si erano fatti battezzare.
“E noi, che cosa dobbiamo fare?”, chiedono alcuni soldati.
Seguire Gesù richiede una scelta.
Lo si incontra, lo si conosce, qualcuno rimane affascinato: ma non è sufficiente.
Occorre mettersi in gioco, e dire con chiarezza e decisione: mi sta bene, desidero seguirlo, desidero mettere in pratica la sua parola.
Per cui è inevitabile chiederci: Maestro, e adesso che cosa devo fare?
Le folle, i pubblicani, i soldati rivolgendo la domanda “Che cosa dobbiamo fare” avevano intuito che la scelta di fede deve tradursi in vita vissuta.
Noi oggi diremmo, una fede non staccata dalla vita,il pensiero di Cristo che diventa il criterio per le scelte che compio ogni giorno. Guardiamo alle risposte date da Giovanni Battista.
Alle folle: Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto.
Ai pubblicani: Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato.
Ai soldati: Non maltrattate e non estorcete nulla a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe.
C’è una conversione da compiere, un modo nuovo in cui porci di fronte agli altri perché non li dobbiamo più considerare “altri”, ma fratelli.
E’ sempre Giovanni Battista che ci ammonisce: Fate dunque frutti degni della conversione.
Mi sembra che l’atteggiamento del cristiano di fronte ai poveri, così come ci è suggerito nella liturgia di oggi, sia quello della conversione, di cambiare il modo di pensare e di agire.
Non, “dare loro qualcosa”, che di solito è  per noi il superfluo o, peggio ancora, ciò che non usiamo più e ingombra gli armadi, bensì condividere fraternamente, riconoscere che chi sta bene deve molto ringraziare e non è tutto per merito suo, e chi sta male non è per colpa sua e forse ha ricevuto ben poco dalla vita.
Anche solo pensare così ci cambia la prospettiva, ci fa essere più misericordiosi e ci aiuta a non credere di poter dare chissà che cosa, e che è molto più importante invece fare qualche passo con chi fa fatica e ha bisogno di compagnia e di rispetto per andare avanti.
Questo è quanto ciascuno può fare, come cristiano, per rispondere alla situazione di povertà crescente, e star vicino ai miseri e agli emarginati sempre più numerosi.
Anche perché, lo sappiamo bene , nei poveri incontriamo Cristo

 

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