La VOCE del PARROCO – Giornata del migrante e del rifugiato: accogliere i minori

Don Tiziano Vimercati – Parroco della Comunità

giornata_migrante_2017

 

Anche quest’anno la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (Giornata poco conosciuta, anche se in realtà è già la 103° volta che si celebra).
I fenomeni migratori accompagnano da sempre la storia dell’umanità, tanti sono i motivi che spingono ad emigrare, il più delle volte si fugge dalle guerre, dalla miseria, da regimi oppressivi, o più semplicemente in cerca di lavoro, o per migliorare la propria posizione professionale o economica.
L’uomo costretto a emigrare è un uomo debole, fragile, che porta con sé dolori e sofferenze grandissime, con la fatica dell’integrazione e la nostalgia per la lenta perdita delle proprie radici.
Il cristiano non può rimanere indifferente di fronte alla fatica di tanti fratelli.
In qualche modo deve farsene carico.

Questa Giornata ci aiuta a non dimenticare, a non assuefarci, a non pensare che tanto non possiamo farci niente o, peggio ancora, a chiudere il nostro cuore e invocare misure drastiche e disumane.
Anche solo fermarci un momento a pensare, a riflettere, a cercare di comprendere senza pregiudizi ciò che sta avvenendo, senza lasciarsi manipolare dagli urlatori di piazza, è un modo per fare qualcosa.
Riporto un passaggio del messaggio del PAPA che indica chiaramente la sottolineatura che si vuole dare quest’anno alla Giornata.
Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato” (Mc 9,37).
” Ognuno è prezioso, le persone sono più importanti delle cose e il valore di ogni istituzione si misura sul modo in cui tratta la vita e la dignità dell’essere umano, soprattutto in condizione di vulnerabilità, come nel caso dei minori migranti.”
E’ dunque dedicata in particolare ai minori migranti, definiti dal Papa quelli costretti a pagare in primo luogo i costi gravosi dell’emigrazione, e questo sia che facciano in prima persona il viaggio dell’emigrazione, sia che vengano lasciati a casa.
Chi di noi non ha mai conosciuto una badante che ha lasciato a casa figli anche piccoli, affidati alle nonne o a qualche zia, per poter mantenere la famiglia?
Sofferenza per la badante, sofferenza per i figli. Un minore che emigra è un minore a rischio, soprattutto quando emigra da solo.
E’ fragile, vulnerabile, esposto a sopraffazioni e abusi di ogni tipo, con scarsissime possibilità di far sentire la propria voce.
Tale aspetto del fenomeno migratorio richiede un’attenzione e una sensibilità particolare, un di più di condivisione per offrire ad ogni ragazzo, come è suo diritto, ambienti e rapporti umani e sociali validi e positivi.
Il fenomeno migratorio è diffuso praticamente in tutto il mondo: per questo è indispensabile che gli Stati di tutto il mondo, insieme, cerchino percorsi possibili per arginare le tragedie legate all’emigrazione, ma anche percorsi per favorire e rendere possibile rimanere nel proprio paese d’origine con condizioni di vita dignitose.
Anche le comunità cristiane devono fare la propria parte.
Tutti sappiamo che anche l’Italia ha visto partire un numero altissimo di cittadini verso il sogno di una vita degna di essere vissuta.
Sappiamo anche del prezzo salato che è stato pagato: morti durante il viaggio, in luoghi di lavoro insalubri e pericolosi, senza garanzie di nessun tipo, spesso disprezzati e ostacolati.
Certamente in modo insufficiente per la complessità e vastità della questione, la chiesa ha saputo cercare e individuare strade per alleviare le condizioni di vita dei migranti.
Agli inizi del secolo scorso, quando milioni di migranti hanno lasciato l’Italia per paesi non solo europei, spiccano le figure del Vescovo Giovanni Battista Scalabrini e di Madre Francesca Cabrini, lombardi, che tanto fecero per i migranti.
Il primo fondò una Congregazione di missionari per la cura specifica dei migranti.
La seconda, di cui quest’anno ricorre il centenario della morte, ha speso tutta la vita nell’assistenza dei nostri connazionali emigrati nelle Americhe, con attenzione particolare all’assistenza delle famiglie e dei minori, spesso orfani.
Ospedali, orfanotrofi, scuole e case di formazione e protezione per minori: enorme il lavoro che madre Cabrini riuscì a realizzare.
Ma non da sola, bensì con l’aiuto della comunità cristiana e di persone di buona volontà.
Ecco, questa è la strada che anche oggi possiamo e dobbiamo percorrere.
Trovare le strade che oggi sono percorribili, comunque alleviare il più possibile le sofferenze, non togliere la speranza.
Quante cose possiamo fare, anche nel nostro piccolo. Mi sembra che già si faccia tanto, episodi di accoglienza e di accompagnamento ce ne sono, per fortuna, tante.
I bisogni, però, sono maggiori.
Occorre da parte nostra, non stancarci di servire il povero in modo disinteressato, ricordando come dice il PAPA che chi accoglie uno di questi piccoli accoglie DIO stesso. 

EDITH_STEIN_UFFICIALE_1_m

COMUNITA´ PASTORALE S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
Parrocchie:
Cuore Immacolato di Maria – Madonna di Lourdes 
S. Maria Assunta – Sacro Cuore di Gesù
SS. Pietro e Paolo – S. Giuseppe Artigiano

I commenti sono chiusi.