NOVENA di NATALE : BENEDIRE dire bene – testimoniare la fede contro l’ignoranza e il pregiudizio – 2° incontro – testi e video

BENEDIRE dire bene – testimoniare la fede contro l’ignoranza e il pregiudizio – 2° incontro

Care lettrici e cari lettori,
questo è il secondo incontro della novena di Natale, si vuole offrire una meditazione che nasce da un’idea del Consiglio Pastorale Unitario della nostra Comunità. Quando si è constatato che gli obblighi e le restrizioni imposti dal Corona Virus avrebbero reso molto difficili le benedizioni natalizie casa per casa, ci si è chiesti che significato avessero per la nostra vita, per la nostra fede, questi gesti. Una tradizione? Bella, da non perdere, che offre un contatto con la gente, anche quella meno vicina alla realtà parrocchiale. Certo. Ma cosa vuol dire ricevere una benedizione? Ecco allora la riflessione sul ‘benedire’ cioè ‘dire bene’. Dire bene del vicino, del mondo nonostante tutto, della mia parrocchia, dire bene la mia fede. Ancora una volta il Corona Virus ci riporta all’essenziale: nell’Avvento e nella Novena di Natale attendiamo la nascita di un Bambino. ‘Un figlio è sempre una benedizione’ dicevano i nostri nonni, più avvezzi a fidarsi della Provvidenza. E allora Benedetto sia, questo Figlio che nasce per noi. Perché è il Salvatore, il Figlio di Dio.

 Ti benedica il Signore e ti protegga.
Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio.
Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace.

( Numeri 6,24-26 )

UN UOMO DESTINATO ALLA GRANDEZZA


Da Papa Francesco è stato dichiarato Beato il 13 settembre 2015 a Thohoyandou, Sud Africa. La vita dei beati a volte sembra scorrere verso i binari dell’ordinarietà, fino a quando un episodio della loro vita rivela la pienezza della santità del cuore e innalza uomini e donne sull’altare della gloria. Così è accaduto a Benedict Daswa, il primo Beato della Chiesa sudafricana.

TSHIMANGADZO SAMUEL BENEDICT DASWA detto BAKALI, era un laico, anzitutto il “padre amorevole” di otto figli, poi un maestro, un catechista, un grande testimone di fede. ll 25 gennaio 1990, dopo un forte temporale, cumuli di paglia nel villaggio presero fuoco; il capo propose quindi di consultare uno sciamano per individuare lo spirito maligno responsabile dei roghi. Si concordò un contributo di 5 rand a persona per pagare lo stregone. Benedict arrivò tardi, dopo che questa decisione era già stata presa. Nonostante ciò, vi si oppose con vigore. Anche perché spiegò che la causa dei roghi era semplicemente la conseguenza di un fenomeno naturale come un fulmine. Si rifiutò quindi di pagare il contributo, affermando che la sua fede cattolica gli impediva di prendere parte a qualsiasi cosa avesse a che fare con la stregoneria.

Una posizione coraggiosa che strideva con la decisione del Consiglio locale.
La comunità lo rimproverò dicendo che il suo comportamento sminuiva le credenze tradizionali. Nel villaggio decisero di sbarazzarsi di lui.

Benedict era nato il 16 giugno 1946 in seno al clan Lemba, i cui membri sono conosciuti come gli “ebrei neri”, quindi in una famiglia non cristiana. Per la morte prematura del padre, toccò a lui, come primogenito, prendersi cura dell’educazione e dell’istruzione dei tre fratelli e della sorella. Nell’adolescenza si unì al gruppo dei catecumeni che si radunava sotto un albero di fico, con la guida di Benedetto Risimati, catechista carismatico con una tale influenza sul ragazzo che, quando a 16 anni suonati, chiese il battesimo scelse il nome di Benedetto, in onore di chi lo aveva accompagnato nel cammino di fede.
A Benedict piaceva lavorare la terra, insieme ai fratelli coltivava l’orto lasciatogli dal padre e in pratica riforniva di verdura l’intero villaggio. I poveri potevano andare a comprare senza soldi, mentre i giovani lavoravano nel campo per guadagnarsi quanto serviva a pagare le spese scolastiche.

Esigente nel pretendere che ciascuno desse il meglio di sé, giusto fino allo scrupolo perché ad ognuno venisse corrisposto il dovuto, Benedetto fu soprattutto impegnato sul fronte educativo: maestro elementare e poi direttore di scuola primaria, si trasformava in guida ed animatore dei giovani nei week-end e nelle vacanze, dotando il villaggio di un campo sportivo ed allenando i ragazzi della squadra di calcio. Non aveva paura di sporcarsi le mani anche nei lavori manuali ed ancora oggi tutti lo ricordano mentre con la sua automobile trasporta sassi e ghiaia dal fiume al villaggio per la costruzione della chiesa e della scuola.

Sposò Shadi Eveline Monyai, ed ebbe 8 figli, per i quali si espose anche al ridicolo, perché sfidando usi e costumi si recava personalmente al fiume a lavare i pannolini e aiutava la moglie nelle faccende di casa. Orgoglioso della sua fede, si fece catechista ed animatore della comunità, all’interno della quale godeva di una indiscussa autorità.

Proprio a causa del suo comportamento non convenzionale per la cultura africana, trovò la morte in un’imboscata: alcuni rami messi di traverso sulla strada che doveva percorrere lo costrinsero a scendere dall’automobile, permettendo così l’assalto di un gruppo di compaesani armati di pietre e bastoni. Rincorso e malmenato, riuscì a rifugiarsi in una casa, dalla quale tuttavia uscì spontaneamente per non mettere a rischio la vita dei proprietari. Bastonato senza pietà, ustionato con acqua bollente e finito a colpi di pietra, raccontano di averlo sentito pregare ad alta voce prima di spirare, mentre i suoi assassini lo schernivano con le stesse parole già udite sul Golgota: “Vediamo se il suo Dio viene ora ad aiutarlo!”.

Ai suoi funerali i sacerdoti indossarono paramenti rossi, perché nessuno ebbe dubbi sul suo martirio. Il che permise un processo-lampo per la sua beatificazione ed un pronunciamento della Congregazione ad appena cinque anni dal deposito della “positio”.

Impuniti e perdonati, i suoi assassini ancora oggi si presentano per ottenere aiuti e li ottengono dai figli di Benedetto, “perché, dicono, così avrebbe fatto nostro padre”.

CANTO (3 minuti) un canto africano di quelli che cantano ogni tanto i nostri coretti

Ora clicca qui per la visione del video del secondo incontro di Giovedì 17 Dicembre 2020

APPUNTAMENTO
I momenti di meditazione sul BENE – DIRE sono trasmessi e pubblicati sul nostro sito durante la novena di Natale alle ore 20.40, subito dopo la preghiera del KAIRE – tre minuti di preghiera in famiglia ore 20.32, con l’Arcivescovo di Milano nei giorni di:
Venerdì 18, Lunedì 21, Martedì 22 e Mercoledì 23.

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S. Teresa Benedetta della Croce

Vieni di notte,
ma nel nostro cuore è sempre notte:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in silenzio,
noi non sappiamo più cosa dirci:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni in solitudine,
ma ognuno di noi è sempre più solo:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni, Figlio della pace,
noi ignoriamo cosa sia la pace:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a liberarci,
noi siamo sempre più schiavi:
E dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a consolarci,
noi siamo sempre più tristi:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni a cercarci,
noi siamo sempre più perduti:
e dunque vieni sempre, Signore.
Vieni, tu che ci ami:
nessuno è in comunione col fratello
se prima non è con te, o Signore.
Noi siamo tutti lontani, smarriti,
né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo.
Vieni, Signore. Vieni sempre, Signore.
(David Maria Turoldo)


COMUNITA´ PASTORALE
S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
Parrocchie:
Cuore Immacolato di Maria – Madonna di Lourdes
S. Maria Assunta – Sacro Cuore di Gesù
SS. Pietro e Paolo – S. Giuseppe Artigiano
LISSONE

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