Novena di Natale: BENEDIRE dire bene – testimoniare l’amore per gli ultimi – 5 incontro – testo e video

BENEDIRE dire bene – testimoniare l’amore per gli ultimi

Carissime lettrici e cari lettori,
siamo al quinto appuntamento nella novena di Natale. Non potendo effettuare le benedizioni natalizie casa per casa, si propone una riflessione sul significato del ricevere una benedizione. ‘Benedire’ cioè ‘dire bene’. Dire bene del vicino, del mondo nonostante tutto, della mia parrocchia, dire bene la mia fede. Il Corona Virus ci riporta all’essenziale: nell’Avvento e nella Novena di Natale attendiamo la nascita di un Bambino. ‘Un figlio è sempre una benedizione’ dicevano i nostri nonni, più avvezzi a fidarsi della Provvidenza. E allora Benedetto sia, questo Figlio che nasce per noi. Perché è il Salvatore, il Figlio di Dio.

 Voi servirete al Signore, vostro Dio. Egli benedirà il tuo pane e la tua acqua. Terrò lontana da te la malattia. ( Esodo 23:25 )

MARCELLO CANDIA UN GIGANTE DELLA CARITÀ

Nel 1975 il più importante settimanale brasiliano illustrato, ‘Manchete’ di Rio de Janeiro, gli dedicò un articolo intitolato: ‘L’uomo più buono del Brasile’, che incominciava con queste parole: “Il nostro paese è terra di conquista per finanzieri e industriali. Marcello Candia invece vi ha speso tutte le sue sostanze per aiutare gli indios, i caboclos, i lebbrosi, i poveri”.

 

MARCELLO CANDIA
Era un personaggio famoso soprattutto tra la “gente bene” di Milano. Negli anni dell’immediato dopoguerra, aveva dato prova di essere un brillante imprenditore.
La sua fabbrica di acido carbonico, con sede a Milano e succursali in Toscana, Campania, Puglia e paesi esteri, era una delle principali ditte del settore a livello europeo. Poi, nel 1965, Candia aveva sbalordito tutti. Aveva deciso di vendere ogni proprietà per andare a fare il missionario laico in Amazzonia.

Nel 1969, tornò a Milano per ritirare il premio ‘Notte di Natale’ come uomo

più buono dell’anno, consistente in una ingente somma. Ma era impacciato e confuso. «Macché l’uomo più buono dell’anno», ripeteva imbarazzato, «io sono soltanto un povero peccatore. Sono venuto a ritirare questo premio non perché lo meriti ma perché quei soldi mi servono. Sto costruendo un grande ospedale nella foresta brasiliana, a Macapà, e i costi sono spaventosi».

Candia nacque in una famiglia ricca. Suo padre, Camillo, laureato in chimica, nel 1906 aveva fondato la Fabbrica italiana di Acido Carbonico. La madre, Bice Busatto, era una donna di grande fede religiosa. Furono i suoi genitori a educarlo nell’amore verso gli altri. Soprattutto la madre. Quando era bambino, la mamma lo accompagnava nelle famiglie più disagiate a portare cibo, vestiti, denaro, medicine. Durante il liceo, frequentava la “mensa dei poveri”, tenuta dai padri Cappuccini a Milano, e aiutava i frati a distribuire la minestra ai ‘barboni’ della città.
A 17 anni perse la madre, che morì per una polmonite. Il dolore lo sconvolse in maniera tremenda. Ma poi in ricordo della bontà della madre, decise di dedicare la sua vita agli ideali di altruismo che lei gli aveva insegnato. Pensava di diventare missionario. Prima, però, voleva concludere gli studi, era convinto che con una laurea avrebbe servito meglio i poveri.

Nel 1939 si laureò in Chimica pura e un anno dopo in Farmacia. Poi scoppiò la guerra. Il suo sogno dovette aspettare. Terminata la guerra, il padre si ammalò e Marcello dovette prendere in mano la direzione della ditta. Però non aveva dimenticato i suoi ideali. Fondò la rivista ‘La Missione’, per far conoscere i problemi delle missioni. E diede vita, a Milano, al ‘Villaggio della Madre e del Fanciullo’, per assistere le ragazze madri. Creò anche diversi centri di assistenza medica gratuita per i reduci dalla guerra e per i poveri, e corsi di medicina per missionari.
Nel 1950 conobbe padre Aristide Pirovano, un missionario originario di Como, che aveva fondato la missione di Macapà, in Brasile, alle foci del Rio delle Amazzoni. I due diventarono subito amici. Ascoltando i racconti del missionario, Candia cominciò a pensare seriamente di trasferirsi anche lui in Brasile. Decise che lo avrebbe fatto non appena la fabbrica fosse stata in grado di fare a meno della sua presenza.

Nel 1955, gli parve fosse giunto finalmente il momento tanto atteso. Ma, mentre si stava preparando a dare la notizia ai suoi familiari, ecco un nuovo ostacolo. La notte del 22 ottobre 1955 il suo grande stabilimento chimico venne distrutto da un incendio. Decine di operai rischiavano di rimanere senza lavoro. Marcello capì che non poteva abbandonare quella gente nelle difficoltà. Rimandò ancora il suo viaggio. In dieci anni, lo stabilimento ridivenne un gioiello di efficienza e modernità. Adesso poteva andare avanti da solo.
E, finalmente, nel 1965 Candia vendette tutto quello che aveva e partì per il Brasile.

La sua mentalità organizzativa gli fu utile anche in missione.

Fondò ospedali, lebbrosari, asili, scuole che sono tuttora in piena e ottima attività. Progettò e costruì il massimo complesso ospedaliero dell’Amazzonia brasiliana, un ospedale che ha una capacità di 160 posti. Lavorava per amore di Dio e non voleva ricompense su questa terra.
Nelle sedi missionarie, non voleva essere trattato con nessuna distinzione.
Anche quando era molto ammalato, mangiava quello che mangiavano i suoi assistiti e non si lamentava mai.
Terminata un’opera, la regalava a un istituto religioso. Non voleva avere legami con essa. Non voleva cioè esserne il “proprietario”, il “direttore”, il “responsabile”.

La sua grandezza spirituale, l’autenticità della sua fede profonda sono balzate in evidenza al momento della prova suprema, quando seppe di avere un cancro, nel 1981, volle continuare a vivere come sempre, senza parlare con nessuno della sua malattia. Pochi giorni prima di morire, disse a un amico: «Se il Signore mi chiedesse consiglio, gli direi di lasciarmi qui ancora per un po’. Avrei tante cose da fare. Ma se egli mi chiama, sono pronto a spegnere la luce». Morì a Milano, mercoledì 31 agosto 1983, alle 17.30.

Il 12 gennaio 1991, il Cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, aprì il processo diocesano per la causa di canonizzazione, che si concluse l’8 febbraio 1994. E’ ancora in corso la seconda fase del processo, quella presso la Congregazione dei Santi in Vaticano.

CANTO

Clicca qui per la visione del video del quinto incontro della Novena 2020

APPUNTAMENTO
I momenti di meditazione sul BENE – DIRE sono trasmessi e pubblicati sul nostro sito durante la novena di Natale alle ore 20.40, subito dopo la preghiera del KAIRE – tre minuti di preghiera in famiglia ore 20.32, con l’Arcivescovo di Milano nel giorno di:
Mercoledì 23 per il sesto ed ultimo incontro.

Per rivedere i precedenti incontri clicca qui.

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S. Teresa Benedetta della Croce

Nei giorni confusi, nei pensieri sospesi,
nelle parole incerte,
anche in questi mesi della pandemia,
si è compiuto il tempo,

è stato mandato il Figlio.
Il tempo si è compiuto,

forse era di lunedì:
il compimento dell’inizio

è la promessa, la vocazione a
decidere il cammino.

Il tempo si è compiuto,
forse era di martedì:
il compimento del desiderio è l’ardore, la gioia che rende
leggero il peso e dolce il giogo.
Il tempo si è compiuto,

forse era di mercoledì:
il compimento della virtù

è l’umile perseveranza e
l’appassionata dedizione.
Il tempo si è compiuto,

forse era di giovedì:
il compimento del convivere

è la fraternità.
Il tempo si è compiuto,

forse era di venerdì:
il compimento della dura fatica

e della ferita profonda
è d’essere prova d’amore.
Il tempo si è compiuto,

forse era di sabato:
il compimento del riposo è la pace.
Il tempo si è compiuto,

forse era il giorno ottavo:
il compimento dell’essere figli d’uomo

è l’essere figli di Dio.
Era Natale, quel giorno.
Auguri!
Mons. Mario Delpini
Arcivescovo di Milano


COMUNITA´ PASTORALE
S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
Parrocchie:
Cuore Immacolato di Maria – Madonna di Lourdes
S. Maria Assunta – Sacro Cuore di Gesù
SS. Pietro e Paolo – S. Giuseppe Artigiano
LISSONE

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