Credere senza l’orgoglio di credere – Don Tiziano Vimercati – Parroco.

Don Tiziano Vimercati – Parroco

Gesù manifestò l’intenzione di recarsi a visitare Lazzaro, nella sua casa di Betania, sulla strada verso Gerusalemme.

L’apostolo Tommaso, forse intuendo che quel viaggio lo esponeva a gravi pericoli e incognite, rivolgendosi agli altri apostoli, esclamò convinto: Andiamo anche noi a morire con lui (Gv 11,16).  Pronto a morire per Gesù: affetto, amicizia, ammirazione, un forte legame li univa, un pezzo di vita condivisa.
Tommaso, come gli altri discepoli del resto, non aveva capito molto di Gesù, sarà capitato anche che qualche volta ne fraintendesse le parole, eppure era pronto a morire con lui. Gesù esercitava un grande fascino, di lui ci si poteva fidare.
Fino al punto di mettersi interamente in gioco. Ma ciò che avvenne dopo la morte del maestro, anche se annunciato, forse era troppo anche per chi lo amava e si fidava di lui.

“Abbiamo visto il Signore” gli dissero gli altri discepoli dopo l’apparizione del Risorto. “Se non vedo nelle sue mani… se non metto il mio dito… io non credo”. Per queste sue parole Tommaso si guadagnò la fama di incredulo. Ma lo era né più né meno degli altri apostoli, e di ogni credente che nei secoli avrebbe seguito Gesù.
Il mistero di Gesù Risorto ci affascina, riempie il nostro cuore di gioia; però fa nascere in noi tanti interrogativi, ci fa pensare alla verità di quanto accaduto, ci fa dire: ma sarà tutto vero? Questo mistero ci porta a pensare che, se anche ci consideriamo credenti, in realtà il dubbio ci tormenta e che forse non siamo così credenti come riteniamo. Dentro di noi convive il credente e il non credente, come molto bene ci ha ricordato il cardinal Martini. Credente e non credente che devono dialogare, inevitabilmente, anche se comporta la continua fatica di mettersi in discussione. Fatica indispensabile se vogliamo “saper dare ragione della speranza che è in noi” e credere con serenità. 

Ma anche non credere, con serenità.
Esprime bene, in una poesia, questi pensieri, Padre Davide Maria Turoldo.
Pure per noi sia Pasqua, Signore: 
 vieni ed entra nei nostri cenacoli,
abbiamo tutti e di tutto paura,
 paura di credere, paura a non credere…

 
Che ha fatto in fondo Tommaso se non desiderare l’esperienza personale, vedere anche lui con i suoi occhi e toccare con le sue mani il corpo di Gesù?
Non poteva che essere questo il suo comportamento. Come gli altri discepoli viveva di smarrimento, di paure, si sentiva abbandonato, ma capiva di aver bisogno in qualche modo di Gesù.
Lo stava invocando con desiderio e forse anche senza troppa speranza.
Eppure lo invoca, come ogni uomo affascinato da Gesù ma che in qualche momento lo perde di vista.   
Paura di essere liberi e grandi!
Vieni ed abbatti le porte dei cuori,
 le diffidenze, i molti sospetti:
tutti cintati in antichi steccati!

Tommaso doveva fidarsi un po’ di più degli altri discepoli che con lui avevano condiviso l’avventura di accompagnare Gesù.
Giusto desiderare l’incontro personale, ma anche la testimonianza di una comunità che ha sperimentato la sua presenza ci porta a fare l’esperienza dell’incontro con Gesù. Soprattutto a noi, oggi, l’esperienza dell’incontro non può che passare attraverso la testimonianza di una comunità di credenti che vive e celebra il mistero di Cristo.

E’ così che avviene la trasmissione della fede.
In famiglia dove i genitori che chiedono il battesimo si impegnano poi a educarli nella fede.
Nella comunità cristiana che si fa carico, mettendo in campo tutte le energie migliori, di accompagnare i cammini di fede di tutti.
Attraverso splendide figure di testimoni, contemporanei ma anche del passato, capaci di scaldare il cuore e di aiutare ad alzare lo sguardo su Gesù.
Credere senza l’orgoglio di credere,
credere senza vedere e toccare!…
Tu sai, Tommaso, il dramma degli atei,
 tu il più difficile a dirsi beato!  

Andiamo anche oltre, con coraggio: i segni di Gesù Risorto, di una vita che rinasce anche nelle situazioni più difficili, ci possono essere donati da tutti, anche da chi si ritiene non credente.
Il pensiero (e la sofferenza) di chi non crede ci possono aiutare a purificare la nostra fede, mostrando quanto anche noi siamo increduli.

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S. Teresa Benedetta della Croce

Il morire con Cristo sulla Croce
per Risorgere con LUI
si traduce in una realtà –
per ogni fedele e specialmente
per ogni sacerdote –
nel sacrificio della Messa.
In chi lo celebra o vi partecipa
con fede viva
si verifica esattamente quello
che è accaduto sul Golgota.
(S. Teresa Benedetta della Croce)



COMUNITA´ PASTORALE
S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
Parrocchie:
Cuore Immacolato di Maria – Madonna di Lourdes
S. Maria Assunta – Sacro Cuore di Gesù
SS. Pietro e Paolo – S. Giuseppe Artigiano

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