Gesù mangia con noi – Don Tiziano Vimercati – Parroco.

Don Tiziano Vimercati

L’evangelista Luca, nel racconto dell’ascensione di Gesù, insiste molto sulla realtà del corpo. Gesù risorto non è esattamente come prima (può non essere riconosciuto perfino da coloro che più gli erano vicini e lo amavano) eppure non è un fantasma, è ancora lo stesso Gesù capace condividere la vita dei discepoli e di compiere le azioni di ogni giorno.

Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro.
Toccatemi e guardate.
Prese del pesce arrostito e lo mangiò davanti a loro.
La festa dell’Ascensione ci ricorda che stiamo anche noi vivendo in questa tensione dell’assenza di Gesù e allo stesso tempo della sua presenza. Gesù è assente perché ha concluso la vita terrena, è asceso nella gloria di Dio e ritornerà alla fine dei tempi.
 È un Gesù ormai Oltre, da contemplare con gli occhi della fede, perché la nostra vista non è sufficiente, potremmo non  riconoscerlo neanche se dovessimo incontrarlo, come è successo a Maria di Magdala al sepolcro, ai due viandanti sulla strada di Emmaus e ai discepoli che al vederlo si lasciano prendere dalla paura.

Ma è anche un Gesù presente e desidera incontrarci, essere riconosciuto.
Un Gesù trasfigurato ma che intende continuare a condividere la nostra vita anche attraverso i gesti più comuni, semplici e quotidiani, come mettersi a mangiare. 

È come se ci dicesse che Lui è il nostro compagno di viaggio, che cammina accanto a noi, che può ispirare le scelte da compiere, quelle vere e reali capaci di dare una direzione alla vita, ma anche quelle di tutti i giorni, quelle che sembrano scelte piccole e di poco conto, e che il cristiano non dovrebbe vivere senza tener conto della sua Parola. 
È come se ci dicesse che Lui non è solo il punto d’arrivo, che non dobbiamo accontentarci solo dell’abbraccio finale con la misericordia del Signore, dimenticandoci, in questa vita, che Gesù lo dobbiamo cercare in ogni fratello o sorella che possono aver bisogno di noi, cercarlo nella preghiera, nel nostro cuore, nelle parole del vangelo, nel dono di sé che riceviamo nell’eucaristia così da poter dire “per me il vivere è Cristo” (lettera ai Filippesi).

È come se ci dicesse, il Signore Gesù risorto che mangia insieme ai discepoli, che dobbiamo fare unità nella vita, che la fede, poco o tanta che ne abbiamo, va unita alla vita, e non si può essere cristiani solo quando si viene in chiesa (magari in modo distratto e annoiato) e poi nella concretezza della vita essere di fatto tutt’altro.

La festa dell’Ascensione ci invita però anche a guardare avanti, a cosa ci aspetta, cosa sarà di noi, alla direzione che dovremmo prendere.

Gesù lascia questo mondo per andare verso il Padre, alla sua destra, entrando così nella vita che non avrà termine.
Noi, chiamati a risorgere con Lui, lo seguiremo anche in questo cammino verso la vita eterna, che ci offre speranza, e non verso il nulla della morte, che invece ci spaventa.
Credo cambi molto vivere nella prospettiva di un cammino che ci sta portando a una pienezza di vita, addirittura una vita nuova in piena comunione con Dio.
Cambia la vita stessa, cambia il significato dei gesti che compiamo, può acquistare senso anche ciò che in apparenza sembra non averne.

C’è un mistero da contemplare fin da ora: l’uomo è destinato a concludere la sua vita immergendosi nella vita di Dio, chiamato a stare per sempre con Dio.
Questo mistero, comunque, non ci distoglie dalla concretezza della vita. Nessuna alienante fuga dal presente, non uno spiritualismo disincarnato.
Questo mistero contemplato è per immergerci nel cuore dell’umanità, nel fango se occorre, con gli ultimi e i diseredati, vivere le realtà terrene, anche le più difficili, illuminandole di luce, trasfigurandole in Dio, con la capacità di donare un po’ di speranza a chi di motivi per averne non ne ha.

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COMUNITA´ PASTORALE S. TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
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Lissone

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