IL CROCIFISSO – Don Marco Lodovici – Prevosto.


Cari fratelli e sorelle,
questa domenica a Lissone c’è la benedizione solenne alla città col Crocifisso.

Mi sono allora lasciato guidare nella riflessione da alcune immagini del crocifisso che rimangono nel mio cuore.

Anzitutto il Crocifisso della Cappella dell’Oratorio di Palazzolo Milanese.

Mi sono fermato spesso a pregare e ha accompagnato i passi del mio inizio di ministero, i momenti delle gioie e delle fatiche.
Quando sono stato trasferito, un artista che sapeva a quanto fossi legato, me ne ha fatto una copia straordinariamente precisa e me lo ha donato. Così nelle mie destinazioni successive ho potuto metterlo sempre nella mia camera.

Poi il Crocifisso della Parrocchia di San Domenico a Legnano.

Un Crocifisso antico che ha guidato i miei primi anni da Parroco.


In particolare mi ha sempre colpito il numero di persone che si fermavano per pregare o anche solo per un pensiero o per curiosità quando, durante la festa patronale, lo toglievamo dall’altare centrale per metterlo all’ingresso della Chiesa.

Era lui che a braccia aperte ci insegnava a vivere il “servizio accoglienza”.

Ed ora eccomi a Lissone, anche qui nella grande Chiesa di San Pietro e Paolo si trova questo Crocifisso che ha una storia significativa.
Non sappiamo con precisione quando è stato fatto ma ci sono sue notizie che risalgono al 1602 redatte dal parroco di allora don Giovanni Lanzano che parlava di un Crocifisso grande e bello riportante la dicitura: “vedete da chi ci viene la salvezza”.

Da allora nel cuore di tante persone questo Crocifisso è stato un riferimento importante nella preghiera. In particolare durante due siccità nel 1817 e nel 1896, gravissime per la gente del tempo che era per la maggior parte contadina.
La processione con questo Crocifisso ha fatto scaturire una pioggia improvvisa e abbondante come ricordano i documenti in archivio.
Questa domenica celebreremo ancora il vespro pregando il Crocifisso e dando la benedizione alla città.
Le braccia allargate ci accolgono tutti, ricordano l’amore di Dio che non solo ci ha creati, non solo ha condiviso la nostra vita ma si è donato totalmente per ciascuno di noi.
Possiamo scoprire la bellezza di essere cristiani solo quando sentiamo il dono di questo amore.

Ma il Crocifisso è anche immagine di dolore straziante, forse troppe volte ci siamo abituati a questo segno.
Gesù dona tutto, però non manifesta la sua onnipotenza scendendo dalla croce ma morendoci sopra. Il mistero del dolore, di ogni dolore che molte volte rimane incomprensibile, va affrontato mettendosi in ginocchio davanti al Crocifisso.
Ricordandoci che la morte è passaggio, non è l’ultima Parola di Dio che è la risurrezione e la vita eterna ma che questo è un passaggio con cui dobbiamo fare i conti tutti.

Forse il consiglio di oggi potrebbe essere quello di chiedersi quale sguardo del Crocifisso sta accompagnando i passi della propria vita.

EDITH_STEIN_UFFICIALE_1_m

Il morire con Cristo sulla Croce
per Risorgere con LUI
si traduce in una realtà –
per ogni fedele e specialmente
per ogni sacerdote –
nel sacrificio della Messa.
In chi lo celebra o vi partecipa
con fede viva,
si verifica esattamente quello
che è accaduto sul Golgota.
(S. Teresa Benedetta della Croce)

I commenti sono chiusi.