DALLA VISITA AI MALATI – Don MARCO LODOVICI – Prevosto.

Cari fratelli e sorelle, la riflessione di questa settimana prende spunto dalla giornata del malato che facciamo nella nostra città permettendo a tutti i malati che desiderano di partecipare alla Messa nella Chiesa Prepositurale.

Data:
18 Aprile 2026



Cari fratelli e sorelle,

la riflessione di questa settimana prende spunto dalla giornata del malato che facciamo nella nostra città permettendo a tutti i malati che desiderano di partecipare alla Messa nella Chiesa Prepositurale.
Questa giornata nasce proprio da un desiderio che mi hanno espresso più volte:“Siamo contenti di poter seguire la Messa alla televisione ma poter partecipare in presenza sarebbe un’altra cosa”.
Con la disponibilità di Caritas, San Vincenzo, Ministri straordinari dell’Eucarestia, Auser, Croce Verde e altri volontari abbiamo organizzato questa iniziativa annuale.
Durante il periodo di Quaresima ho avuto modo di incontrare tanti di loro e spesso sono rimasto edificato dai loro pensieri e dalla loro fede per cui ho deciso di condividere alcuni spunti.

“Sai Don Marco, i dolori sono tanti e faccio proprio fatica a pregare” mi dice una signora in carrozzina.
Poi scopro che prega tre rosari al giorno e segue la Messa tutti i giorni alla televisione.
Il concetto di pregare poco è molto diverso da quello di tante persone sane.
“Grazie don Marco per avermi confessato e portato l’Eucarestia, oggi è per me una giornata bellissima!”.
Era un giorno in cui stavo andando di corsa a portare la Comunione a tantissimi ammalati e l’unica preoccupazione che avevo era quella di riuscire ad arrivare a tutti.
Eppure quella frase mi ha colpito.
Io avevo già celebrato la Messa e fatto la Comunione ma dalla frase e dalla consapevolezza di quell’uomo avevo solo da imparare.

“Ora mi sento in pace. Quando il Signore vuole lo aspetto”.
Questa è la frase che mi ha edificato di più.
A volte la sofferenza aiuta a mettere al centro l’essenziale, ciò che è più importante.
Mi sono domandato se avrò anch’io questa fede e questa consapevolezza nel momento dell’incontro decisivo della mia vita.
Poi ci sono tanti momenti di solitudine, di rabbia, di dolore che non si riesce a controllare, il desiderio di stare da soli per non dare fastidio a nessuno e quello di avere qualcuno che faccia compagnia.
Il bisogno di essere aiutati ma anche la rabbia per non essere più autosufficienti.

È sicuramente un tempo di prova ma anche il momento centrale della vita, quello che porta all’incontro definitivo col Signore.
A volte sembra essere il tempo di chi non è più utile alla società perché non è produttivo ed è ritenuto solo un peso. 
Qualche volta anche le nostre Comunità non dedicano ai malati il tempo necessario.
Eppure proprio lì il Signore è presente e possiamo incontrarlo in una maniera tangibile.
Pensiamoci.



Ultimo aggiornamento

18 Aprile 2026, 18:27