GLORIA A DIO E PACE IN TERRA – Don Marco Lodovici – Prevosto
Il canto degli angeli davanti alla mangiatoia di Betlemme ci invita a risvegliare la coscienza: “Gloria a Dio e pace in terra”! È difficile parlare di pace oggi.
Data:
2 Gennaio 2026


Il canto degli angeli davanti alla mangiatoia di Betlemme ci invita a risvegliare la coscienza: “Gloria a Dio e pace in terra”!
È difficile parlare di pace oggi.
Ci sono guerre, violenze, situazioni di solitudine e povertà: come possiamo parlare di pace?
Il Signore nasce per noi e vuole donarci la sua pace.
È un dono che chiede di essere accolto nel nostro cuore e possiamo farlo anche in mezzo alle difficoltà.
Mi fa sempre riflettere il momento in cui Gesù dopo la Risurrezione entra nel Cenacolo e dice ai discepoli: “Pace a voi”.
Da quel momento in poi inizia la persecuzione. Come può Gesù parlarci di pace?
La pace consiste non nella tranquillità ma nella certezza che il Signore rimane con noi e sostiene i nostri passi in ogni situazione.

Allora anche noi possiamo diventare strumenti della sua pace.
Un primo invito è quello di vivere questo dono anzitutto con le persone che incontriamo ogni giorno.
Noi vogliamo tutti la pace, ma poi non riusciamo ad andare d’accordo con i nostri famigliari, con i parenti, i vicini di casa, quelli che lavorano con noi… Mettiamoci in discussione perché qualche attenzione in più, qualche iniziativa potremmo prenderla per migliorare le nostre relazioni.
Allora per stare in pace ci deve andare bene tutto?
Assolutamente no, il cammino per cercare la pace chiede di ricercare la verità, di parlarsi con franchezza ma col desiderio di creare comunione non di voler litigare per dimostrare a tutti i costi le nostre ragioni.
Occorre parlarsi con sincerità per costruire una comunione vera, non “per togliersi tutti i sassolini che abbiamo nelle scarpe”.
A me sembra che questo desiderio di comunione manchi e lasci spesso il posto alla rabbia e alle critiche sterili che creano nuovi muri e non la possibilità di costruire ponti.

Poi non dobbiamo perdere lo sguardo più ampio su quello che succede nel mondo.
Ho l’impressione che quando la situazione sembra migliorare noi ci sentiamo la coscienza a posto e l’attenzione si perde.
Quando durante la guerra fra Russia e Ucraina, gli Ucraini arrivavano in Italia ci siamo preoccupati di accoglierli, ma avevamo anche un’attenzione più grande su quello che stava succedendo.
Poi una volta tornati in Ucraina l’attenzione è calata e forse ci siamo sentiti più tranquilli.
La stessa cosa mi sembra che stia succedendo con la guerra tra Israele e Palestina.
Ora che c’è questa strana situazione di pace sembra che ci interessi di meno ma la situazione a Gaza resta grave.
Questo sguardo ampio sul mondo con la testa e il cuore è un impegno da portare avanti!

Vorrei concludere riprendendo il discorso di PAPA LEONE XIV° per questa giornata della pace: una pace disarmata e disarmante.
Non significa solo fermarsi e invertire la rotta rinunciando alla rincorsa agli armamenti, ma è riscoprire la verità dell’uomo.
La pace non deve stare in piedi sul principio di chi è più forte, di chi pensa di stare tranquillo facendo paura e schiacciando gli altri.
Questo significherebbe che sono la potenza, la violenza e la cattiveria a definire l’essenza dell’uomo.

Il Signore invece ci dice che l’uomo è creato per amare ed è il dialogo sincero che deve aiutarci a riscoprire quello che siamo.
È molto forte questa riflessione del PAPA, certamente controcorrente rispetto a quello che propongono le potenze mondiali, ma deve farci riflettere.
Noi uomini chi siamo?
Cosa ci definisce? Pensiamoci.



Ultimo aggiornamento
2 Gennaio 2026, 23:55
Chiesa di Lissone