Sabato 31 Gennaio e Domenica 1° Febbraio 2026: 48ª GIORNATA NAZIONALE per LA VITA

“Pensiamo ai bambini cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere, probabilmente perché non risultano perfetti in seguito a qualche esame prenatale.

Data:
31 Gennaio 2026

“Pensiamo ai bambini cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere, probabilmente perché non risultano perfetti in seguito a qualche esame prenatale.” (Messaggio CEI 2026)

Carissimi,
Sabato 31 e Domenica 1° febbraio 2026 si celebra la 48ª Giornata Nazionale per la Vita, un appuntamento che da quasi cinquant’anni richiama l’attenzione della comunità pastorale sul valore inviolabile della vita umana, dal concepimento alla morte naturale.

Il tema scelto per il 2026, “PRIMA I BAMBINI!”, è un forte richiamo alla responsabilità personale e collettiva di mettere al centro i più piccoli, i più fragili, coloro che non hanno voce ma hanno diritto a essere accolti, amati e protetti, e tra questi i bambini concepiti e non ancora nati.


“Non passa mai”. “È una ferita che resta”. “Quando poi mi sono sentita pronta, quel figlio non è più arrivato”, queste parole sono state pronunciate in uno studio televisivo e noi ci fermiamo per accogliere il dolore di questa donna.
Parole che portano con sé il peso di una vita intera.
Parlano di una solitudine ancora forte, di un’assenza che non si colma, di un tempo che non torna indietro. Eppure, sono passati diversi anni!
All’epoca dell’aborto la signora aveva 26 anni.
Nel suo racconto c’era una donna che guarda la propria storia e la chiama per nome.
Racconta di una scelta fatta in un momento in cui non si sentiva pronta, e di un vuoto che è arrivato dopo, quando invece lo era.

Un vuoto che oggi ha il volto di un figlio mai nato e che continua ad accompagnarla.
È questo, forse, l’aspetto più disarmante della sua testimonianza: la consapevolezza che certe decisioni non finiscono nel momento in cui vengono prese, ma restano, scavano, riemergono.
Nella 48ª Giornata per la Vita di Domenica 1 Febbraio 2026, crediamo che queste parole assumano un significato che va oltre la cronaca televisiva e ci ricordano che la vita non è un tema astratto, ma una storia concreta, fatta di legami, di desideri, di ferite.
E che dietro ogni aborto c’è sempre una donna, spesso lasciata sola prima, durante e dopo.

Nei giorni scorsi, riportando le parole pronunciate da PAPA LEONE  XIV° sull’aborto, abbiamo sperimentato quanto sia difficile oggi aprire un confronto vero su questo tema.
Commenti offensivi, giudizi sommari, aggressività.
Non il dialogo, ma muro contro muro.
Ora quelle stesse verità emergono dalla voce di una donna dello spettacolo, e, anche se ad un certo punto, lei si allinea al pensiero della libertà della donna e della non discussione della legge, dice che nel suo caso non è stato così.
Ha sbagliato, quel bambino “era un essere vivente”, e abortire “è stato un atto di egoismo mostruoso”. Parole che hanno provocato in studio un disagio crescente: imbarazzo, silenzi, tentativi di cambiare argomento. Segno evidente che il problema non è chi parla, ma ciò che viene detto. E soprattutto che manca uno spazio maturo di confronto, capace di stare davanti al dolore senza censurarlo.

Immaginando già le reazione a questo articolo, è bene chiarire un punto essenziale: la difesa della vita non ha nulla a che fare con l’imposizione di sensi di colpa alle donne. Chi riduce tutto a questo, non ha capito.
Chi presta la propria voce ai bambini mai nati non dimentica mai la donna.
Al contrario, la mette al centro. Sa che quella ferita chiede di essere riconosciuta, non negata.
Sa che c’è bisogno di un amore più grande, un amore infinito, capace di lenire, di abbracciare, di accompagnare.
Noi avremmo voluto che, al posto di quelle magre e un po’ amare parole di circostanza, qualcuno in quello studio televisivo avesse avuto il coraggio di un gesto diverso.
Un abbraccio. Semplice, vero, silenzioso.
Un abbraccio che non nega il dolore, non lo edulcora, non lo usa per sostenere tesi, ma lo custodisce. Perché è lì, in quell’abbraccio mancato, che si comprende davvero cosa significa difendere la vita: stare accanto, non voltarsi dall’altra parte; ricordare il bambino che non è nato senza dimenticare la madre; annunciare che l’amore di Dio arriva proprio dove la ferita è più profonda.
E resta.

Il “Centro aiuto alla Vita” presente nella nostra Comunità Pastorale, fa ogni giorno esperienza di questo e sorprende quanto possa essere la forza di una donna che, accolta, accompagnata, sostenuta, incoraggiata può scegliere la vita per la sua creatura, anche nelle situazioni più difficili.

Le primule che offrono vogliono essere proprio il simbolo di questa forza: una piantina che sfida l’inverno e offre i suoi colori e la sua promessa di futuro.
Il “Centro Aiuto alla Vita” sarà presente davanti alle chiese Parrocchiali con i loro banchetti a sostegno della loro attività
ed hanno uno “sportello “ nella nostra Comunità Pastorale presso la sede del Centro Famiglia in Piazza San Giovanni XXIII° 22 – PAPA
Indirizzi utili:
C.A.V- S.O.S VITA: chiamata gratuita al numero verde  8008 – 13000 …  24 ore su 24.
C.A.V Monza – via Zucchi, 22/B  Tel/fax 039 389510
C.A.V. Lissone c/o Centro Famiglia – Piazza San Giovanni XXIII°, 22 – PAPA numero tel. 333 4048768


Angelo Santambrogio

Ultimo aggiornamento

3 Febbraio 2026, 06:23